E se ci pensassero le potenze regionali all’Afghanistan?

Sarebbe ora che al futuro dell’Afghanistan ci pensassero le potenze regionali: Cina, India e Pakistan, visto che hanno un vantaggio geopolitico e conoscono bene, loro, dinamiche e comunità locali.

Islamabad, dicembre 2015, Conferenza dal titolo: “Heart of Asia”, partecipanti: Pakistan, Cina, Stati Uniti, il presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani, il ministro degli esteri indiano: Sushma Swaraj.
Cosa c’è di strano? La presenza di Swaraj all’incontro; simbolo di un cambiamento dopo che colloqui di più basso livello furono cancellati nell’estate del 2015. Il ministro in questione e la controparte pakistana hanno annunciato un rinnovato dialogo “comprensivo”. Queste mosse diplomatiche ci suggeriscono che mentre in Afghanistan la battaglia contro i talebani peggiora, il contesto regionale tra l’India e il Pakistan – ognuno guidato dall’unicità delle loro dinamiche – resta come intrecciato.

Una questione tra potenze regionali

L’Afghanistan sta attraversando una serie di sfide economiche, politiche e di sicurezza. La NATO si ritira progressivamente e gli stati nella regione come la Cina, l’India e il Pakistan si coinvolgono in maniera attiva nella ripresa dell’Afghanistan attraverso luoghi di incontro multilaterali come il Processo di Istanbul, la Shanghai Cooperation Organization. In particolare, le capacità di crescita cinesi, il  desiderio di una stabilità regionale e la sua prossimità geografica all’Afghanistan rendono la Cina ben piazzata per giocare un ruolo positivo nella ricostruzione dell’Afghanistan.

Il ruolo della Cina. La Cina ha cambiato la sua politica in Afghanistan, da una posizione di non interferenza ad una di attiva partecipazione nell’assistere la ricostruzione dell’Afghanistan, questo cambiamento è occorso per una serie di ragioni. La pace interna e la stabilità afghana non solo influenzano direttamente la sicurezza della frontiera occidentale cinese ma hanno anche un impatto diretto sugli investimenti cinesi in Afghanistan. La Cina non intende riempire il vuoto militare dal ritiro delle truppe NATO, piuttosto assistere il governo afghano prendendo parte in forme multilivello di cooperazione internazionale e mediazione.
Il vice rappresentante cinese alle Nazioni Unite, Wang Min, ha dichiarato che la Cina è pronta ad incoraggiare attivamente l’Afghanistan a prendere parte allo sviluppo economico regionale attraverso One belt One road, una iniziativa a guida cinese che finanzia progetti di infrastrutture nell’Asia centrale, sud – est e sud.

Il ruolo dell’India. Sebbene implementati silenziosamente, i grandi investimenti economici indiani e i legami con alcuni leader delle fazioni afghane, incluso l’ex presidente Karzai, contribuiscono significativamente ad incrementare le paure pakistane di un accerchiamento geo strategico dal suo rivale di lungo corso. L’Afghanistan per se, non sembra presentare una preoccupazione strategica per l’India. New Dehli nutre l’interesse nel contro bilanciare il Pakistan proprio in Afghanistan e prevenire che gruppi militanti pakistani attacchino l’India, come fu il caso di Lashkar – e – Taiba, (responsabili per gli attacchi di Mumbai del 2008) e dall’utilizzare le basi afghane per addestrare ed equipaggiare gruppi estremisti.
L’India non ha dispiegato truppe di combattimento in Afghanistan, ma ha addestrato diverse classi di soldati afghani ed ufficiali da quando ha firmato l’accordo di partneriato strategico con Karzai nel 2011. L’India è anche partner con l’Iran per lo sviluppo del commercio delle infrastrutture nell’Afghanistan occidentale, una mossa che consentirebbe agli esportatori afghani di oltrepassare il Pakistan per avere accesso diretto ai mercati indiani, e ha supportato progetti di infrastrutture come la ring road e la diga Salma nella provincia di Herat. Dopo lo scetticismo per il supporto dei Pakistani per i colloqui di pace in estate, le negoziazioni tra l’Afghanistan e l’India sono riprese per il trasferimento di almeno 4 Mi-35 (elicotteri d’assalto).
Si può dire che l’impegno indiano in Afghanistan opera il larga parte nell’ombra delle relazioni indo – pakistane.

Il ruolo del Pakistan. Ghani ha un approccio più conciliatorio verso il Pakistan, rispetto a quello che aveva Karzai, ma è anche più limitato come esecutivo rispetto a Karzai: la sua amministrazione è divisa in un governo di unità; deve lottare con le contrazioni dell’economia e adempiere al compito di combattere i Talebani senza un supporto internazionale di larga scala.
Dal momento che gli Stati Uniti e le altre forze internazionali si sono mosse verso il disimpegno dalla partecipazione diretta nel conflitto afghano, i funzionari pakistani appaiono entusiasti di essere visti come i facilitatori di una ripresa del dialogo tra i Talebani e Kabul. Sebbene i Talebani non abbiamo dato nessun segno di essere pronti ad accettare una “pace” con il governo afghano.
Tra i funzionari afghani c’è però chi sostiene e descrive i loro oppositori come pupazzi delle potenze esterne e sono quasi unanimi nel descrivere il Pakistan come direttore d’orchestra dei Talebani. I due vice di Mansour, al vertice del movimento jihadista in Afghanistan, sono membri della rete Haqqani (una fazione molto legata all’intelligence pakistana), Mansour stesso pare che abbia sostanziosi affari illeciti nel Pakistan e che lì operi con il consenso dei funzionari locali. Chiaramente un processo di pace che porterebbe l’odierna leadership talebana in qualche ruolo politico riconosciuto potrebbe conferire all’establishment di sicurezza pakistano un nuovo grado di influenza in un futuro governo afghano, mentre, allo stesso tempo, ridurre la pressione internazionale e degli Stati Uniti sul fatto che il Pakistan sia lo sponsor dell’insurrezione.

Il gioco tra i due rivali di sempre: l’India e il Pakistan

Ecco che rientra in gioco l’India. Alcuni funzionari indiani hanno espresso una sorta di allarme che l’amministrazione di Ghani, raggiunta dal Pakistan, possa dare il via ad una marginalizzazione degli interessi dell’India o alla legittimazione dei proxies pakistani in Afghanistan e hanno sostenuto un intervento più diretto. Quest’ultima proposta, ad ogni modo, non appare avere consenso tra i politici indiani

Se l’India e il Pakistan riuscissero a raggiungere una détente dopo il raffreddamento delle loro relazioni negli ultimi due anni, gli effetti hanno il potenziale di estendersi all’Afghanistan.

L’Afghanistan non è ancora capace si sostenersi da solo economicamente; le finanze governative dipendono fortemente dall’aiuto internazionale e dagli investimenti esteri. Le forze della coalizione stazionate nel paese sono servite come una sostanziale fonte di crescita economica nel paese, specialmente nel settore dei servizi. Il graduale ritiro di queste forze peggiorerà le sfide economiche dell’Afghanistan.
Politicamente i signori della guerra rimangono un problema serio. Gli ex signori della guerra sono stati inclusi nel governo afghano, rafforzando la loro influenza politica a livello locale. La competizione tra le diverse fazioni per la divisione del potere dello stato è diventata una regola politica. Il governo democratico eletto è debole e frammentato, incapace di combattere la corruzione, di esercitare il controllo effettivo su un paese nella sua totalità o di assicurare la sicurezza pubblica di cui i cittadini hanno bisogno. La mancanza di fiducia popolare nel governo è diventata una grande sfida.
Al contrario delle organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, gli attori regionali hanno un vantaggio geopolitico e sono molto più familiari con dinamiche e bisogni locali. Ed è proprio per questo che la cooperazione regionale giocherà un ruolo cruciale nella ricostruzione dell’Afghanistan.

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barbarafaccenda

Esperto politica internazionale

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