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Il riconoscimento di Stati è uno strumento strategico

Il riconoscimento è uno strumento strategico che riplasma la postura giuridica, l’accesso diplomatico e gli allineamenti geopolitici; in pratica esso distribuisce il potere materiale, segnala alleanze e può alterare le dinamiche di conflitto, specialmente in Medio Oriente dove la politica delle Grandi Potenze e gli ordini regionali condizionano i risultati.

L’importanza strategica del riconoscimento

Le decisioni di riconoscimento importano perché fanno molto di più che riconoscere, ammettere lo status: esse riassegnano prerogative giuridiche, creano un’ influenza materiale e riplasmano le norme geopolitiche.

Il riconoscimento conferisce uno nucleo centrale di diritti statali, di capacità di stipulazione dei trattati e la posizione internazionale giuridica, che alterano il calcolo di attori impegnati con l’entità riconosciuta.

Allo stesso tempo, il riconoscimento diventa uno strumento geopolitico utilizzato per legittimare o contestare il controllo territoriale e segnalare allineamento in un ordine multipolare.

Autorità giuridica: il riconoscimento garantisce alle entità riconosciute attributi statuali chiave e capacità esterne che modificano la maniera in cui gli altri stati e istituzioni possono interagire con loro.
Legittimazione materiale: le pratiche di riconoscimento generano risorse, legittimità e accessi che emancipano, rafforzano gli attori locali e le istituzioni sul terreno.
Segnale geopolitico: gli stati potenti e regionali utilizzano il riconoscimento per normalizzare i risultati ( occupazione, annessione) oppure per contestare le mosse del rivale; questo riflette lo spostamento della competizione delle Grandi Potenze piuttosto che un criterio puramente giuridico.

L’utilizzo da parte degli Stati del riconoscimento come strumento politico

I decisori politici utilizzano il riconoscimento come uno strumento calibrato, non come un scambio binario; una gamma di micro-pratiche (riconoscimento dichiarativo, legami diplomatici, impegni condizionali, voti multilaterali, sanzioni o sostegno) che producono effetti distinti. Il lavoro empirico mostra una tassonomia di queste micro-pratiche ed enfatizza che il riconoscimento produce effetti identitari, materiali e di linea di sovranità piuttosto che dichiarare semplicemente un fatto giuridico.
Scelte coraggiose in diplomazia: gli stati scelgono strumenti per bilanciare le politiche locali, la gestione di alleanze e le conseguenze giuridiche; la forma di impegno importa tanto quanto l’etichetta.
Sequenzialità e condizionalità: il riconoscimento può essere fasico o condizionale (promesse di demilitarizzazione, elezioni) per plasmare i risultati della governance post-riconoscimento e limitare ripercussioni avverse.

Se uno stato è riconosciuto ha molto a che vedere con che cosa lo stato che deve essere riconosciuto vuole ottenere dal riconoscimento così come se il riconoscimento è veramente legittimo.

Differenza tra il caso di Taiwan e della Palestina

Il caso di Taiwan. Il governo a Taipei chiaramente controlla il territorio dell’isola di Taiwan, ma solo altri 13 stati sovrani nel sistema internazionale riconoscono esso come sovrano sull’isola.
In particolare, due delle nazioni che non offrono il riconoscimento sono gli Stati Uniti e la Repubblica popolare cinese, anche se in opposizione sulla circostanza per cui Taiwan debba rimanere una entità autonoma. Pechino vuole condurre una unificazione con Taiwan, le cui rivendicazioni storiche sono fortemente contestate. Per sua parte, Washington non riconosce ufficialmente Taiwan come una nazione sovrana, neppure desidera che Pechino assuma il proprio controllo l’isola. L’amministrazione Trump mantiene una posizione ambigua sullo status di Taiwan.

La Palestina è in una posizione similmente ambigua a Taiwan quando si tratta della sua sovranità, ma per ragione opposte. Sebbene, il governo a Tampei esercita un chiaro controllo sul territorio taiwanese, non è riconosciuto dalla maggior parte del sistema internazionale.

In contrasto, né il governo in Palestina, né l’Autorità Palestinese in Cisgiordania, né Hamas a Gaza esercitano il controllo sulla totalità del territorio ampiamente compreso come appartenere allo stato palestinese, in parte a causa dell’occupazione israeliana e l’esercizio del controllo effettivo sulla Cisgiordania e ora a Gaza, ma anche perché nessuna delle fazioni palestinesi riconosce il controllo parziale del territorio dell’altra parte come legittimo.
Cionondimeno, più di 140 stati sovrani nel sistema internazionale riconoscono la Palestina come essere uno stato sovrano.
In questo senso le dichiarazioni di riconoscimento di Francia, Gran Bretagna e Canada sono simbolicamente importanti in virtù del potere di questi stati e della loro influenza nel sistema internazionale, ma sono lontani dallo stabilire un precedente.
La cascata di dichiarazioni di recenti promesse di riconoscere lo stato palestinese, dichiarazioni diplomatiche, potrebbero non cambiare fondamentalmente il corso della guerra a Gaza o stabilire il quadro di riferimento per raggiungere una soluzione multistato duratura al conflitto israelo-palestinese. Tuttavia illustrano come il riconoscimento non è solo un teatrino politico, ma uno strumento di potere politico che, quando esercitato dal potente, può essere alle volte performativo, nel senso tecnico di creare la realtà che esso esprime.

Le conseguenze concrete per la politica e la strategia

Uno strumento coraggioso di legittimità. Riconoscendo un sistema di governo, gli stati possono materialmente facilitare o delegittimare attori attraverso l’aiuto, i canali diplomatici, e l’accesso ai trattati, incidendo sulle traiettorie di conflitto.
Strade giuridiche nette. Il riconoscimento può aprire o chiudere vie nel diritto internazionale e nelle istituzioni internazionali (accesso ai trattati, contestazione nei tribunali) alterando incentivi per la composizione delle dispute.
Chiari scambi geopolitici. Il riconoscimento unilaterale da parte delle potenze maggiori può ampliare rivalità, provocare contro-riconoscimenti, o spostare allineamenti regionali, il coordinamento riduce intensificazioni involontarie.
Implicazioni politiche. Il progetto politico pratico dovrebbe trattare il riconoscimento come una leva: a) specificare i risultati giuridici e politici pianificati, previsti; b) ordinare l’impegno (cooperazione tecnica, riconoscimento condizionale, pieno riconoscimento) per gestire i rischi; c) coordinare con gli alleati e gli attori regionali per evitare la legittimazione unilaterale di cambiamenti di territori contesi.

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Pubblicato inpolitica internazionale

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