Vertice Kim-Trump: analisi di un fallimento

Forse qualcuno di voi si è chiesto perché il vertice tra Donald Trump e Kim Jong Un sia fallito.

L’ultima cosa che vuole Kim è un boom economico che creerebbe una élite, e persino un ceto medio,

meno dipendenti da lui.

Diversamente dall’Unione Sovietica dopo Stalin o dalla Cina dopo la morte di Mao, il Nord Corea non è governato da una élite collettiva convinta che le riforme economiche siano cruciali per la sopravvivenza del regime. Il Nord Corea resta una dittatura parassita con un obiettivo principale: tenere il leader massimo al potere. Nella psicologia contorta di un sistema totalitario, la dipendenza dal regime è più importante della prosperità.
Gli Stati Uniti insistono nel voler paragonare il Nord Corea con la Cina o il Vietnam, semplicemente perché è un Paese asiatico.

In questa visione fallace, Kim potrebbe essere come la Cina di Deng Xiaoping che pone fine alle ostilità con il mondo esterno per porre la nazione sulla strada delle riforme economiche.

In realtà il regime di Kim è più simile ad una dittatura personalista del Medio Oriente: l’Iraq di Saddam Hussein, la Libia di Gheddafi, la Siria di Bashar al-Assad.

Kim  comprende il paragone e, infatti, trae insegnamento da quei dittatori mediorientali. Dall’Iraq egli ha, presumibilmente, imparato che è una cattiva idea bluffare su le armi di distruzione di massa dal momento che ciò potrebbe essere stato il motivo dell’intervento americano. La sopravvivenza del regime dipende dall’averli davvero e dalla volontà di utilizzarli. Il punto ideale è di essere abbastanza folli da dissuadere gli Stati Uniti, ma non folli abbastanza da provocarne l’intervento. Dalla Libia ha imparato che firmare accordi con gli Stati Uniti per rinunciare alla capacità di armi di distruzione di massa, non porta abbastanza benefici in grado di respingere l’opposizione interna e che questo è estremamente pericoloso. Dall’Iran ha probabilmente imparato che raggiungere un accordo con gli Stati Uniti per limitare il programma nucleare non preverrà gli Stati Uniti dal minare il suo regime.

Sfortunatamente i politici americani e anche diversi commentatori non sembrano cogliere questa realtà preferendo trattare Kim come un nuovo Gorbačëv  o Deng piuttosto che come i suoi veri analoghi: Saddam, Gheddafi, Assad.

Quello che gli americani stanno facendo è quello che gli scienziati politici chiamano: mirror imaging, ipotizzando che il leader nord coreano veda il mondo come loro e, perciò, voglia essenzialmente le stesse cose. Tuttavia Kim non è un normale leader politico.
Avendo imparato da suo padre e suo nonno, egli sa che i dittatori personalisti muoiono quando indeboliscono la loro presa al potere, quando permettono che si eroda la dipendenza da loro o falliscono di dissuadere o distrarre un avversario come gli Stati Uniti.

Kim non vuole quel tipo di prosperità che renderebbe il Nord Corea: “una Potenza economica”, come gli è stato offerto da Trump e non ha bisogno di una vera alleanza con gli Stati Uniti. Tutto ciò di cui lui ha bisogno è un modesto alleggerimento della pressione economica, in particolare dalla Cina e dal Sud Corea.

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barbarafaccenda

Esperto politica internazionale

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