Gennaio 16

Al-Shabaab chi sono, cosa vogliono

Al-Shabaab
Al-Shabaab chi sono e cosa vogliono?

Al-Shabaab ha come obiettivo quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, utilizzando regolarmente attentatori suicidi contro il governo, i militari ed i civili.

Al Shabaab significa “la giovinezza” in arabo; è la più grande organizzazione militante che cerca di controllare il territorio somalo per stabilire una società basata sulla rigida interpretazione della Shariah. Tuttavia, il gruppo conduce attacchi anche in Paesi vicini come il Kenya.

Origini

Shabaab è emerso come organizzazione indipendente intorno al dicembre del 2006 dopo il dissolvimento dell’Unione delle Corti islamiche (UCI), per la quale rappresentava il braccio militare.

Prima di ciò le origini del gruppo restano ambigue. Il suo primo leader: Aden Hashi Ayro, in un primo momento si era unito ad un movimento islamista chiamato Al Ittihad Al Islamiya (AIAI) nel 1991, un movimento all’interno del sistema giudiziario somalo, che voleva prendere il controllo della Somalia. Ayro potrebbe aver guidato un gruppo blando di militanti AIAI e ciò significherebbe che Al-Shabaab potrebbe essere esistito in una qualche forma prima di costituire la branca militare dell’Unione delle Corti. Tuttavia, Al-Shabaab principalmente si è sviluppato come parte dell’UCI ed Ayro ha contribuito al reclutamento e all’addestramento dei militanti. Le prime attività del gruppo includevano multipli assassini di lavoratori internazionali nel Somaliland tra il 2003 ed il 2005 così come il disseppellimento del cimitero italiano nel 2005. Inoltre, Al Shabaab ha sostenuto l’utilizzo della violenta rappresaglia contro i lavoratori del Governo Federale Transitorio della Somalia dopo che diversi membri dell’ICU furono assassinati nel 2005, presumibilmente dal GFT.
A metà del 2006, l’UCI ottenne il controllo della Somalia centrale e del Sud. Ayro voleva connettere la battaglia somala con l’agenda del jihad globale, ma altri leader dell’UCI invece volevano piuttosto focalizzarsi su obiettivi nazionalisti e creare uno Stato islamico in Somalia. Alla fine del 2006, le Nazioni Unite con le truppe etiopi spingono l’UCI fuori da Mogadiscio, circostanza che fa collassare l’Unione che presto si scioglie. Ayro e Al Shabaab rimangono però attivi.

L’invasione etiope della Somalia rappresenta un evento cruciale per Al-Shabaab, alimentando risentimento contro una forza straniera occupante e permettendo ad Al-Shabaab di diventare la maggiore forza di resistenza in Somalia.

Sebbene Al-Shabaab si focalizzasse sull’attacco alle forze etiopi e dell’Unione Africana, il gruppo cercava anche di connettere la sua causa con il movimento globale jihadista, specialmente attraendo combattenti stranieri e promuovendo una relazione con Al Qaeda. I leader di Al Shabaab e di Al Qaeda raggiunsero relazioni reciproche positive, Al Shabaab offrì rifugio a membri di Al Qaeda nella regione.
Nel 2008 la relazione tra i due gruppi si stringe. Nel Maggio dello stesso anno, Ayro viene ucciso in un bombardamento americano e Ahmed Abdi Godane, chiamato anche Mukhtar Abu Zubeyr, diventa il leader del gruppo. Pubblica una dichiarazione in cui elogia Al Qaeda ed esplicitamente si sposta verso l’enfatizzazione della battaglia in Somalia come parte del jihad globale.

Al Shabaab inizia ad allinearsi ad Al Qaeda sia nell’ideologia che nella tattica e ad avere come obiettivi i civili con attacchi suicida molto più frequenti. La leadership dell’organizzazione inizia ad includere molti dei membri Al Qaeda. Al-Shabaab fa leva sulla sua relazione con Al Qaeda per attrarre combattenti stranieri (c.d. foreign fighters) e donazioni in denaro dai sostenitori di Al Qaeda. Inoltre, membri di Al-Shabaab viaggiano all’estero per addestrarsi con Al Qaeda.

2009: Al-Shabaab giura alleanza ad Al Qaeda

All’inizio del 2009, dopo una serie di attacchi contro obiettivi americani e delle Nazioni Unite in Somalia e contro le truppe etiopi, Al-Shabaab diffonde un video in cui formalmente giura alleanza ad Al Qaeda.

2012: Al Qaeda annuncia formalmente una fusione tra le due organizzazioni.

Pur tuttavia Al Shabaab e ad Al Qaeda continuano ad identificarsi come organizzazioni separate.
Nell’aprile del 2015, i militanti di Al Shabaab attaccano l’università Garissa in Kenya uccidendo almeno 147 persone. Il gruppo rivendica l’attacco come mezzo per spingere le truppe keniote a ritirarsi dalla Somalia.
Nel 2015, lo “Stato islamico” (IS) diffonde un video in cui invita Al Shabaab, come il più prominente gruppo jihadista dell’Est Africa, a giurare alleanza a loro, l’IS. Qualcuno ha sussurrato che Al Shabaab potrebbe accettare la richiesta, ma per ora Al Shabaab resta “fedele” ad Al Qaeda.

Al-Shabaab: la leadership

Hassan Dahir Aweys. Ci si riferisce a lui come al leader spirituale del gruppo, ma la sua precisa relazione con il gruppo non è chiara. Aweys ha guidato il braccio militante dell’AIAI. Arrestato dal governo somalo nel giugno del 2013, l’anno successivo fu trasferito dalla prigione agli arresti domiciliari.

Mahad Mohammed Karate. Capo di Amniyat, il ramo intelligence del gruppo, che fu responsabile dell’attacco all’università Garissa. Qualche volta Karate è stato descritto come il vice comandante di Al Shabaab. È stato ucciso dalle forze di difesa keniote nel febbraio del 2016, ma il gruppo nega la sua morte.

Ahmad Umar. Chiamato anche Abu Ubaidah, nominato nuovo leader nel settembre del 2014, subito dopo che Godane fu ucciso in un bombardamento americano. Non ci sono molte informazioni disponibili su di lui.

Al-Shabaab: ideologia e obiettivi

Ideologia: islamista, jihadista, salafista.
L’obiettivo principale è quello di far cadere il governo somalo e di stabilire un emirato islamico nel paese basato su una stretta interpretazione della Sharia.

In aggiunta ad i suoi obiettivi in Somalia,

Al Shabaab ha adottato in maniera sempre maggiore un orientamento che prevede l’inquadramento della battaglia somala come parte del movimento jihadista globale.

Il primo leader del gruppo, Ayro, aveva ricevuto l’addestramento in Afghanistan e ha modellato il principi del gruppo intorno agli obiettivi dei Talebani. Nei territori che controlla, Al Shabaab, ad esempio ha messo in pratica un sistema di punizione tale per cui i ladri sono puniti con l’amputazione delle mani e le donne accusate di adulterio con la lapidazione. Il gruppo ha anche vietato attività come la musica, i video, radersi. Nello sforzo di liberare il paese dall’influenza straniera, Al-Shabaab ha chiuso la BBC accusandola di promuovere un’agenda colonialista anti- musulmana.

Al-Shabaab: risorse

Ha ricevuto finanziamenti e addestramento da jihadisti stranieri di Al Qaeda. Ha ottenuto fondi anche da comunità della diaspora somala, incluso quella che si trova negli Stati Uniti. Nel 2010, ad esempio, 14 americani sono stati accusati di sostenere materialmente e di raccogliere fondi per Al-Shabaab.
I governi americano e somalo hanno accusato l’Eritrea di sostenere Al Shabaab attraverso armi e finanziamenti. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che altri paesi e gruppi forniscono al gruppo missili, armi e addestramento in violazione dell’embargo sulle armi imposto alla Somalia del 1992. I gruppi e i paesi accusati includono: Djibouti, l’Iran, la Siria, la Libia, l’Eigitto, l’Arabia Saudita ed Hezbollah.

Al-Shabaab: un pericolo molto maggiore rispetto allo “Stato islamico” in Somalia

Lo “Stato islamico”(IS) ha ricevuto una buona notizia dalla Somalia l’anno scorso, quando ad ottobre, una piccola fazione militante, allineata allo “Stato islamico” ha preso il controllo di Qandala, una città portuale nel nord del paese, per più di un mese, per poi ritirarsi. È stata la prima volta che un gruppo legato all’IS ha occupato una città in Somalia.

Al-Shabaab resta un gruppo molto più pericoloso dell’IS.

Lo “Stato islamico” desidera una presenza in Somalia e ha fatto la corte ad Al-Shabaab per due anni. Tuttavia Al-Shabaab controlla strisce di territorio in Somalia, in una regione piena di paesi pro – occidentali.
Come abbiamo visto Al-Shabaab ed Al Qaeda condividono una lunga storia. Molti fondatori del gruppo somalo si sono addestrati nei campi afghani di Al Qaeda, da quando il primo leader del gruppo ha incontrato Osama bin Laden nel 1998. Un gran numero di prominenti membri di Al Qaeda in Africa dell’Est si sono associati ad Al-Shabaab, incluso Fazul Abdullah Mohammed, uno degli individui coinvolti nell’attentato all’ambasciata di Nairobi; era anche dietro all’attentato del 2002 al hotel e alla compagnia aerea nella costa del Kenya.

Se Al-Shabaab avesse dovuto unirsi all’IS, l’avrebbe fatto da un bel pezzo quando i benefici erano più chiari.

Il marchio dell’IS recentemente è stato macchiato dalle sue perdite in Siria, Iraq e Libia ed ha meno capacità, adesso, di fornire ad Al-Shabaab un supporto operativo significativo.
Al-Shabaab probabilmente ha notato quanto poco beneficio il gruppo estremista nigeriano Boko Haram ha ottenuto dall’essersi unito ufficialmente all’IS nel 2015. La scorsa estate l’IS ha accelerato un potenziale scisma all’interno di Boko Haram nominando un emiro rivale di Abubakar Shekau, che ha guidato Boko Haram dal 2010.
Al-Shabaab ha reso chiaro a chi è fedele, resistendo alle aperture dell’IS e cacciando letteralmente i suoi stessi membri sospettati di simpatizzare con l’IS.

Voci dell’apertura allo “Stato islamico” da parte del leader di Al-Shabaab (che non si sa se sia vivo o meno)

Tuttavia l’odierna fedeltà del gruppo estremista somalo con Al Qaeda non preclude per sempre uno spostamento verso l’IS. Ci sono voci che Mahad Karate, il potente leader dell’unità Amnyat nutra delle simpatie per lo “Stato islamico”. Sebbene non si sappia per certo se sia vivo o meno, se sostenesse l’unione con l’IS, e se ciò avvenisse, richiederebbe molto probabilmente un’operazione di purga della maggior parte dell’odierna leadership del gruppo somalo.
Va detto che dopo che Abdiqadir Mumin, il leader della fazione che per poco ha preso il controllo di Qandala, ha dichiarato la sua alleanza all’IS (ottobre 2015), i militanti di Al-Shabaab hanno attaccato alcuni dei suoi uomini, costringendoli a nascondersi per venire fuori solo per prendere la città portuale.

Le lusinghe dello “Stato islamico” al popolo somalo

Da parte sua l’IS adesso pare che cerchi di aggirare il gruppo rivolgendosi direttamente al popolo somalo. Ha infatti diffuso un video, lo scorso anno, in cui rivolgendosi ai somali promette una governance migliore rispetto al draconiano regno di Al-Shabaab.
Molto difficile da vendere!

Nel caotico ambiente della Somalia, i gruppi militanti e i movimenti estremisti tradizionalmente hanno costruito le lealtà o essendo al forza dominante, oppure fornendo servizi alla popolazione, in taluni casi: facendo entrambi.

Vincere il consenso o la fedeltà dei somali è, al momento, al di fuori della capacità dello “Stato islamico”.

Tutto ciò fa sì che Al-Shabaab resti la minaccia più rilevante in Somalia e resterà così per il prossimo futuro. 

Il suo principale antagonista: la missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) è sempre più fragile e fratturata.
Il governo somalo, che dovrebbe essere il più forte competitore di Al Shabaab per vincere i cuori e le menti dei somali, non si fa amare dai suoi cittadini per la corruzione che lo pervade.

Cosa si potrebbe cercare di fare?

Le forze militari che combattono Al-Shabaab dovrebbero mantenere, se non incrementare, la loro pressione per creare uno spazio sufficiente allo state – building somalo. Questo includerà lo screditare la violenta interpretazione dell’Islam che motiva la leadership del gruppo estremista e che attira reclute.
Uno dei maggiori sforzi dovrebbe essere condotto dal governo somalo nella direzione di fornire più governance competente e al più presto.

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Luglio 14

Somalia: dove l’influenza dell’Occidente svanisce

Somalia

La Somalia, uno dei Paesi più poveri al mondo, sempre in conflitto, uno Stato fragile che combatte al – Shabaab un gruppo estremista islamico che utilizza la tattica del terrorismo.

Dopo il collasso dello Stato e la guerra civile del 1991, cerca di ricostruire le sue istituzioni, mentre la comunità internazionale guidata dall’Occidente, semplicemente sollecita i leader somali a lavorare insieme per un obiettivo comune.

Le contese e i feudi regionali per strapparsi risorse, influenza e prestigio in Somalia

Somalia

La maggior parte del denaro degli Stati del Golfo è andato all’Etiopia e al Sudan per l’agricoltura e il settore manifatturiero, somme più piccole sono state incanalate verso la Somalia, principalmente all’élite politica. Le recenti lotte politiche interne, nel Paese, su chi appoggiare negli Stati del Golfo hanno diviso la Somalia in campi rivali con la maggior parte dei sei Stati federali allineati con gli Emirati Arabi Uniti (EAU).

Il governo centrale di Mogadiscio ha mantenuto una posizione formalmente neutrale, ma da alcuni ciò è visto come un tacito supporto al Qatar e per estensione alla Turchia.

Tali divisioni interne, alimentate dall’esterno, minacciano il processo somalo di costruzione di uno Stato federale e minano le sue stesse istituzioni peraltro già deboli. Non è chiaro se il Presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed sarà in grado di navigare in questa odierna turbolenza.

I legami dei somali con il Golfo ed il resto del mondo arabo risalgono a secoli fa, con ondate di migrazione e commercio attraverso il Golfo di Aden. Tuttavia mentre il denaro del Golfo potrebbe essere un’opportunità economica per la Somalia, esso perpetua una spirale di clientelismo e corruzione.

La vendita illecita di carbone

Oltre ad essere un danno ambientale per la Somalia, è spesso legato al finanziamento dei gruppi estremisti. Il commercio del carbone, benché vietato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 2012 e nominalmente anche dal governo somalo, nell’assenza di alternative economiche sostenibili, è un’attività che continua a prosperare. Il denaro del Golfo alimenta tale commercio.

Il commercio all’ingrosso di carbone vale all’incirca 120 milioni di dollari e al-Shabaab guadagna almeno 10 milioni di dollari all’anno dalla tassazione e dalla produzione del carbone.
Gli Stati del Golfo,in Somalia, in effetti, finanziano entrambe le parti del conflitto.

Gli EAU quasi in maniera perversa spendono decine di milioni di dollari ogni anno per addestrare e pagare l’esercito nazionale somalo per combattere al-Shabaab, mentre operano come principale snodo di commercio per il carbone nel Golfo.

L’Unione Europea ha speso più di 1,5 miliardi di euro nella passata decade per finanziare AMISOM, la missione di peacekeeping dell’Unione Africana in Somalia, il cui mandato prevede il contrasto ad al-Shabaab. I soldati kenioti impegnati nella missione, presumibilmente, traggono dei benefici proprio dal commercio del carbone.

Similmente all’oppio in Afghanistan che ha creato un narco-Stato ed ha contribuito ai finanziamenti a disposizione per i Talebani, il commercio del carbone somalo sovvenziona direttamente alcune amministrazioni regionali governative come Jubbaland nel sud della Somalia, incluso le loro forze di sicurezza, che si suppone stiano combattendo al-Shabaab.

Simile agli schemi nel Sahel, la Banca Mondiale e altre istituzioni multilaterali internazionali potrebbero apporre pressione affinché si annulli il debito della Somalia, ancorando le condizioni per tale operazione all’eradicazione del commercio del carbone o alla costruzione di alternative economiche.

Le vie della soft-power degli Stati del Golfo in Somalia

L’influenza del Golfo in Somalia e nella Regione segue vie più blande di soft-power.

L’Arabia Saudita ha iniziato a finanziare in modo aggressivo gli studiosi salafiti e organizzazioni musulmane sunnite conservatrici nel Corno d’Africa per contrastare l’influenza iraniana dopo la rivoluzione iraniana del 1979.

Molto dell’aiuto e dell’assistenza del Qatar alla Somalia fluisce attraverso beneficenza individuale o sostegno ad ospedali e scuole islamiche che colmano il vuoto del sistema formale d’istruzione.

Centinaia di migliaia di lavoratori ogni anno viaggiano verso il Golfo come collaboratori domestici, autisti e operai creando un’ancora di salvezza per coloro che restano a casa; inoltre, essi spesso abbracciano una versione più conservatrice dell’Islam ed è con queste convinzioni religiose che poi fanno ritorno in Somalia.

Allo stesso tempo la Turchia, che promuove le sue proprie credenziali islamiche, ha fatto della Somalia, il suo più grande beneficiario di aiuti in Africa. Lo stretto legame del Qatar e della Turchia, percepito come promozione dell’Islam politico e della Fratellanza Musulmana, che sia EAU e l’Arabia Saudita hanno designato come organizzazione terroristica, hanno delle potenziali conseguenze nefaste sulla sicurezza in Somalia.

L’influenza occidentale svanita nel Corno d’Africa e queste visioni in conflitto nella Regione, si potranno solo intensificare minacciando più di tutto l’unità della Somalia.

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Ottobre 11

Somalia: la triste pagina del mondo che si gira dall’altra parte

Somalia

Somalia: emergenza dopo emergenza, il paese non riesce a trovare il suo equilibrio. Un fallimento della comunità internazionale e dell’Unione Africana che si fatica a riconoscere.

Somalia: i fatti

Il numero di somali che non ha abbastanza da mangiare è salito a 5 milioni, i bambini sono al più alto rischio di malattie e morte. Il numero è salito di 300,000 da febbraio di quest’anno per il protrarsi del conflitto tra il gruppo estremista islamico al-Shabaab e il governo somalo appoggiato dall’Unione Africana.
Decine di migliaia di rifugiati sono tornati in Somalia quest’anno dal più grande campo di rifugiati al mondo: Dadaad, in Kenya, visto che il governo keniota vuole chiuderlo entro novembre. Le autorità governative keniote adducono come motivazione della chiusura del campo che Dadaab, casa di più di 300,000 mila somali rifugiati è stato usato come base di al-Shabaab per attacchi sul suolo keniota

Il clima che non aiuta: scarse piogge riducono la produzione di cereali

Molti stanno tornando nel centro-sud della Somalia, la “pancia” del paese, dove però le poche piogge hanno ridotto la produzione di cereali almeno della metà.
Oltre 300,000 bambini al di sotto dei 5 anni sono malnutriti e più di 50,000 sono severamente malnutriti. (Vi ricordo che la maggioranza delle 260,000 persone che sono morte durante la carestia del 2011 erano bambini).

Vi invito ora a leggere una breve storia del paese, dal mio quaderno degli appunti. Le date degli avvenimenti più importanti ci aiuteranno a comprendere come questo paese, spartito da grandi potenze esterne e poi vittima di milizie locali ed estremismo non sia mai riuscito a camminare con le sue gambe.

Somalia

 

Anni di sforzi da parte della Nazioni Unite, dell’Unione Africana e di gruppi di supporto internazionale la Somalia ha un governo nazionale e una forza di sicurezza, ma resta uno stato precario economicamente, mentre politicamente e militarmente il potere rimane nelle mani di leader locali e di forze piuttosto che nelle mani del governo centrale.

Come se non ci fosse fine al peggio, i militanti jihadisti salafisti si radicano in Somalia

durante le decadi di frammentazione e diventano particolarmente violenti soprattutto quando un gruppo chiamato Harakat al–Shabab al– mujahedeen, o più semplicemente al–Shabab, si separa da un’organizzazione conosciuta come l’Unione delle Corti islamiche.
Nel 2012, al–Shabab giura alleanza ad Al–Qaeda ed inizia a rendere le complesse battaglie interne una scelta tra potere somalo ed estremismo islamico transnazionale.

I foreign fighters si uniscono ai militanti locali e ricoprono posizioni chiave, da qui al-Shabab inizia ad orchestrare attacchi negli stati vicini come in Uganda ed in Kenia per punirli della loro partecipazione alle missioni di peacekeeping dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM).

Non era evidentemente abbastanza: lo “Stato islamico” stabilisce una presenza in Somalia.

Lo “Stato islamico” ha diffuso un video il 14 aprile 2016 del Campo di addestramento “comandante sceicco Abu Numan”, presumibilmente ubicato nella regione Puntland nel nord-ovest del paese. Il video, prodotto da Al Furat il media center dello “Stato islamico”, ritrae l’ex comandante di al-Shabab Abdiqar Mumin.

Il video mostra più di una dozzina di militanti nel campo di addestramento chiamato “Bashir Abu Numan”, un ex comandante che fu ucciso da Shabaab Amniyat, la branca di sicurezza e intelligence rivale all’interno del gruppo, dopo che defezionò nello “Stato islamico” nel tardo 2015.

Oltre alla promozione del suo campo, lo “Stato islamico” rivendica il suo primo attacco in Somalia il 25 aprile. In una dichiarazione diffusa sugli account nei sociali media, si rivendica la detonazione di un IED (improvised explosive devise) contro un “veicolo militare delle forze crociate africane a Mogadiscio”.

La comunità internazionale (compresi gli Stati Uniti) non hanno trovato alcun modo per spezzare le profonde radici che al- Shabab ha piantato e fatto crescere nella società somala.

Nei recenti anni, AMISOM ha respinto il gruppo estremista fuori da Mogadiscio e altre città maggiori, ma i militanti islamici controllano ancora territori importanti della campagna e continuano ad attaccare i peacekeeper soprattutto le loro linee di rifornimento, assieme a soft target come hotel ristoranti frequentati da stranieri o funzionari del governo nazionale somalo.

Ci si chiede dunque perché gli aiuti non bastino, gli appelli neanche e per quale motivo nessuno è stato in grado di contrastare il richiamo di Al–Shabab verso giovani uomini arrabbiati. La risposta è nella corruzione, nelle competizioni interne all’elite politica somala e nelle forze di sicurezza, l’incapacità del governo e delle forze di sicurezza di controllare efficacemente il territorio.

Piuttosto ci sembra che la strategia adottata dall’Unione Africana e dalla comunità internazionale più in generale sia quella di ignorare tutto quanto detto finora e creare strutture politiche nazionali e di sicurezza che però mancano di unità, coerenza e hanno una esile opportunità di sopravvivenza.

Quello che manca sono concetti strategici per gestire strutture di potere localizzate e sparpagliate.

Malgrado le ingenti somme di denaro provenienti da donatori stranieri, l’esercito nazionale somalo non è capace di mettere al–Shabab all’angolo, figuriamoci sconfiggerlo. Le élite locali e basate su un sistema di clan e milizie rimangono più importanti rispetto al governo.

Questo è un problema ricorrente quando potenze esterne basate su un’autorità centralizzata si coinvolgono in culture basate su tribù o clan dove il potere e l’autorità sono decentralizzate. Piuttosto che riuscire a trovare alleati locali e creare strutture nazionali anche a livello locale, le potenze esterne si accaniscono, con i loro alleati, a voler “aiutare” creando un sistema centralizzato effettivo.

La Somalia e l’Afghanistan sono due dei maggiori esempi dove la comunità internazionale capeggiata dagli Stati Uniti continuano a mantenersi ancorati all’idea del sistema centralizzato, non curanti del fallimento che continuano a perpetrare.

La Somalia difficilmente arriva ad essere oggetto di critiche o lezioni apprese, e ancora meno riesce ad arrivare ad un nostro telegiornale o giornale. Riflettiamoci.

 

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