Maggio 16

Fratelli Musulmani: fratelli serpenti?

Fratelli Musulmani

I Fratelli musulmani, nati come movimento sociale in Egitto, sono stati banditi in diversi paesi come organizzazione terroristica. Sono davvero pericolosi?

I Fratelli Musulmani sono fondamentalmente un movimento sociale islamico, che educa i suoi membri a vedere prima di tutto il valore del servizio, attraverso le lenti della religione. Un aspetto centrale per il fondatore Hassan al – Banna e caratteristica che definisce i contemporanei Fratelli Musulmani è che il servizio ai concittadini è un atto di costruzione della proprio paese e un atto di servizio per la propria popolazione.
I movimenti islamici come i Fratelli Musulmani sono interessati nel preservare le strutture come lo stato – nazione, dall’altra parte, alcuni gruppi salafisti e molti gruppi jihadisti non condividono questa prospettiva. Questi ultimi non vedono le persone dei loro paesi come loro concittadini; non vedono gli odierni stati – nazione come i loro paesi e quindi è facile per loro decidere di smantellare quello che c’è già e stabilire quello che vedono come paesi paralleli. Condannano e denigrano il riconoscimento dei Fratelli Musulmani dello stato – nazione e rivendicano di cercare quello che loro credono essere la sola legittima forma di comunità nell’Islam: un califfato transnazionale.

Il pensiero di Banna sul califfato

L’articolazione del pensiero di Banna sul califfato è molto breve: “il califfato è un’articolazione di un’unità con base ampia“. Egli affermava che i Fratelli Musulmani cercavano di ri – stabilire un califfato ma altresì asseriva che erano molti i passi da compiere per raggiungere i prerequisiti prima che il califfato potesse iniziare ad essere una nozione realistica, come integrazione culturale, economica e sociale così come l’evoluzione di trattati che definiscano e abbraccino la mutua cooperazione che dà vita ad un’entità che assomigli alla lega delle nazioni musulmana. Attraverso la storia, i Fratelli Musulmani hanno sostenuto l’unità progressiva e vie per una più grande cooperazione tra tutte le nazioni, secondo i principi di rispetto reciproco.
Per i Fratelli Musulmani, i principali elementi chiave sono morali e religiosi. La fornitura di servizi nella forma di aiuto all’educazione accessibile o sanità, distribuzione di cibo serve diversi obiettivi: aiuta le persone bisognose, porta con sé un ritorno spirituale per gli individui coinvolti nella fornitura di assistenza e migliora la società. Se il risultato della fornitura di servizi guidata dalla Fratellanza è che il regime è spinto ad impegnarsi in ulteriori forniture di servizi e migliora la sua risposta ai bisogni della popolazione allora è un successo.

Tutto ciò mette in difficoltà l’idea di molti politici “occidentali” e scrittori che assegnano alla parola califfato il sinonimo di tutto ciò che deve essere temuto dell’Islam e dei musulmani. Sebbene alcuni timori siano credibili e sicuramente richiedono un esame approfondito: libertà religiosa, eguaglianza, altre preoccupazioni sono mere estensioni della visione dei musulmani come un lontano “altri”.

Dovremmo chiederci perché “stati” che desiderano una più perfetta unione oppure paesi europei che lavorano verso una più grande unione sono visti sia come neutrali che lodevoli, ed invece le nazioni musulmane che lavorano verso lo stesso obiettivo siano viste con sospetto e richiedano molta attenzione.
L’inabilità di molti analisti nel comprendere una motivazione spirituale, basata sulla fede per le scelte che gli islamisti fanno, individualmente o collettivamente, rappresenta una barriera alla comprensione dell’“islam politico”.

Fratelli musulmani: movimento sociale e politico

Hassan al – Banna era interessato prima al cambiamento e alla riforma dell’ordine sociale e poi al cambiamento dell’ordine politico. Come risultato, l’attenzione era primariamente diretta alla “ummah” piuttosto che all’autorità.

Tuttavia, nel 2004, l’ex guida suprema Mohammed Mahadi Akef annuncia che il gruppo intraprende una nuova fase sotto il nome di “apertura alla società”. Questa nuova fase è stata caratterizzata da una vasta partecipazione politica competitiva e un impegno nella sfera pubblica senza precedenti.

Fratelli Musulmani
foto del clarionproject.com

Dopo la rivoluzione del 2011 in Egitto la capacità di ogni organizzazione sociale di mobilitare le masse rimane limitata nei confronti di uno stato potente. La centralizzazione dello stato moderno, particolarmente nei regimi autoritari, incoraggia la sua dominazione nella sfera pubblica, incluso l’educazione, i media e le istituzioni ufficiali religiose. Inoltre, un numero crescente di membri della Fratellanza, particolarmente i giovani attivisti, si convinsero che raggiungere obiettivi “rivoluzionari” come cambiamenti di regime non possano essere raggiunti attraverso mezzi deboli di “riforma graduale” suggeriti dal fondatore del movimento.

Ci sembra, tuttavia piuttosto improbabile che coloro che sono coinvolti fedelmente a servire le loro società, indipendentemente dalle loro differenze di fede o di linee politiche, potrebbero cambiare a tal punto dal voler distruggere le stesse società attraverso la violenza o il terrorismo.

La Fratellanza sta conducendo un’ampia revisione delle sue pratiche, particolarmente negli ultimi 5 anni dalla rivoluzione di gennaio. Il coup militare del luglio 2013 in Egitto ha forzato i Fratelli Musulmani a ritirarsi in un clima di segretezza dopo che il gruppo ha lavorato apertamente ed al potere durante la presidenza Morsi. Le autorità egiziane l’hanno designato come organizzazione terroristica e bandito circa 1200 istituzioni civili che erano affiliate del gruppo o i suoi membri, per non dire delle centinaia di persone uccise o imprigionate. La Fratellanza fu lasciata senza nessuna opzione se non quella di protestare. Il coup militare ha colpito i Fratelli Musulmani in modi che potrebbero sostanzialmente cambiare l’aspetto del gruppo nei prossimi anni. Fino ad ora il gruppo non ha delineato una visione politica chiara, non ha neppure gli strumenti per rimuovere i militari. Tutto ciò non esclude la possibilità che il clima politico in Egitto possa forzare più individui o gruppi non organizzati ad abbracciare la violenza. Le priorità di questi gruppi non saranno la fornitura di servizi sociali, piuttosto obiettivi politici e relativi al rovesciamento del regime odierno, con la convinzione dell’impossibilità di sfidarlo attraverso mezzi pacifici.

Finanziamento

Durante l’anno di presidenza di Morsi, il Qatar ha prestato al governo egiziano all’incirca 2.5 milioni di dollari. Sempre durante la presidenza Morsi, somme di denaro equivalenti a 850 mila dollari sono state trasferite segretamente ai Fratelli Musulmani dallo sceicco del Qatar Hamd bin Jasim bin Jaber Al Thani. Altri e numerosi trasferimenti di denaro sono intercorsi tra al Thani e i leader della Fratellanza agli inizi del 2013.
La Fratellanza possiede assetti di valore e fonti di guadagno in tutti i paesi in cui opera. In Egitto riscuote tasse e canoni da approssimativamente 600 mila membri e leader come Khairat el – Shater che possiede imprese commerciali come supermercati o negozi di mobili costituiscono un ingente profitto per l’organizzazione.
Il governo dell’Arabia Saudita ha sostenuto finanziariamente la Fratellanza per decadi ma ha ridotto il suo finanziamento dopo che i Fratelli Musulmani sostennero il dittatore Saddam Hussein nell’invasione del Kuwait del 1990.
In tutta la sua storia, la Fratellanza ha imposto, talvolta, la tassa per i non musulmani, sui cristiani o su altre minoranze religiose.

I Fratelli Musulmani in altri paesi

Siria
La Fratellanza siriana fu vietata e esiliata prima della rivoluzione contro Bashar al – Assad. Al momento dell’inizio delle proteste nel marzo del 2011, la Fratellanza si è rimobilitata e mossa per consolidare il potere politico e militare tra l’opposizione. Nell’inverno del 2011, la Fratellanza siriana era uno dei gruppi più potenti nel Syrian National Council. Nel giugno del 2013 fonda un partito politico, il Waad, lanciato ufficialmente nel marzo del 2014.
Giordania
La Fratellanza giordana ed il suo partito politico, l’Islamic Action Front è la più larga forza di opposizione in Giordania. Tuttavia, la Fratellanza è stata fedele alla monarchia, cooperando per molte delle sue politiche.

Attività violente

  • Giugno 1980, tentativo di assassinare Hafez al – Assad usando granate e fucili.
  • Agosto 2013, rubano e mettono a fuoco le chiese egiziane e le stazioni di polizia in risposta alla morte di centinaia di membri e all’imprigionamento di altre migliaia.
  • Marzo 2014: membri della Fratellanza sparano ad un generale ed un colonnello egiziani in una continua rappresaglia contro le forze di sicurezza a seguito della rimozione di Morsi.
  • Giugno 2014: membri della Fratellanza fanno detonare una bomba vicino all’ufficio presidenziale del Cairo, uccidendo due poliziotti.

Nelle liste di organizzazioni terroristiche di:

Bahrain: li ha indicati come organizzazione terroristica nel marzo del 2013; l’Egitto nel dicembre dello stesso anno. La Russia ha vietato che la Fratellanza operasse in Russia nel 2003 e li ha aggiunti alla lista di organizzazioni terroristiche nel luglio 2006. L’Arabia Saudita nel marzo del 2014 e la Siria nel 1980. Gli Emirati Arabi Uniti nel novembre del 2014, nello stesso periodo hanno indicato altri gruppi affiliati alla Fratellanza incluso il Consiglio per le relazioni americane – islamiche, l’International Islamic Relief Organization, Muslim American Society.

Chi li sostiene

Qatar
Il Qatar per lungo tempo ha sostenuto la Fratellanza attraverso vie finanziarie, di diplomazia e attraverso i media.
Turchia
La Turchia è stata un centro per l’organizzazione internazionale della Fratellanza. Soprattutto dopo la caduta di Morsi, Istanbul ha visto la riorganizzazione del gruppo e gli sforzi logistici per rafforzare la comunità internazionale della Fratellanza. La Turchia ha anche fornito armi e intelligence all’organizzazione in Egitto. Quando Sisi è salito al potere, le relazioni tra la Turchia e la Fratellanza si sono indebolite a causa dei timori turchi di rappresaglia da parte dell’Egitto e degli stati del golfo.
Recep Tayyip Erdogan è un loro sostenitore di lungo corso. Erdogan è stato un oppositore vocale della rimozione di Morsi e del regime militare che ha preso il suo posto.

Conclusioni

Quando si tenta di rispondere alla domanda: “i Fratelli Musulmani sono pericolosi?” bisogna tenere bene a mente che la chiusura dello spazio per i servizi sociali, quando è fatta in combinazione con la chiusura di altri modi di vita in Egitto, potrebbe dare luogo all’estremismo da parte di alcuni.

*immagine in evidenza: www.english.ahram.org.eg

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Dicembre 23

L’Egitto di oggi è poi così cambiato?

Egitto oggi è cambiato?

L’Egitto del dicembre 2015 assomiglia molto all’Egitto degli ultimi mesi del 2010 e alla fine del dominio di Mubarak, durato tre decadi.

L’ Egitto di oggi assomiglia molto all’Egitto del tardo 2010 e ai mesi finali del dominio di Hosni Mubarak durate tre decadi. Il presidente militare non era affatto un sofisticato politico ed oggi come allora ci sono le lotte per il potere economico e politico tra i militari e gli uomini d’affari, abusi dei diritti umani, sofferenza economica,  gruppi jihadisti nel Sinai.  Significativo è il fatto che oggi queste situazioni appaiono più pronunciate.

La familiare “manipolazione esecutiva” della legislatura

I membri e la missione dell’eletta House of Representative con 598 seggi ci svela diverse somiglianze con il parlamento scelto qualche mese prima delle rivolte del gennaio 2011. La composizione del nuovo parlamento non rappresenta tutti gli egiziani, pochi dei quali si sono recati alle urne per il voto, che sia stato per scelta o per varie forme di esclusione, tutto ciò riflette lo stato della politica formale. Le forze di sicurezza e i militari sono invischiati nella politica più che mai. Sono ricomparsi sulla scena uomini d’affari molto ricchi e rampolli di vecchie famiglie.

I generali in pensione sia dell’esercito che della polizia hanno conquistato circa il 13% dei seggi in parlamento. Gli uomini d’affari hanno preso il 25% dei seggi, nel 2010  si attestavano ad un massimo del 20% , nel 2012 al 15%.
I Fratelli Musulmani, che nel 2012 hanno vinto circa la metà dei seggi in parlamento, sono stati esclusi. Il Salafi Nour Party, l’unico partito islamista che partecipava alle elezioni di quest’anno, ha vinto solo 12 seggi, il 2%, in netto calo rispetto al 2012 quando si attestava attorno al 25%. Molti dei partiti orientati verso i giovani che zampillarono nel 2011 si sono sciolti o sono stati marginalizzati; un nuovo partito, Future of the Homeland, che ha vinto sorprendentemente 50 seggi, guidato da un 24enne sostenitore del presidente Abdel Fattah al Sisi, sinistramente rievoca il Future Generation Foundation capeggiato dal rampollo dell’ex presidente Mubarak.
Il nuovo parlamento egiziano è stato chiamato a fornire il suo imprimatur alle azioni del tutto non democratiche iniziate dalla presidenza, come lo furono i parlamentari dell’era Mubarak, anche se le nuove azioni sono molto più estreme. Il primo compito dell’House of Representative è stato di approvare 260 leggi passate con decreti dal colpo di stato del 2013 che portò al potere al Sisi. La costituzione adottata nel 2014 sancisce che la validazione deve avere luogo nell’arco di 15 giorni da quando il parlamento si riunisce, non lasciando alcuno spazio per la revisione ed il riesame dei decreti. Per gli egiziani, questa sorta di “manipolazione esecutiva” della legislatura è un’altra condizione del tutto familiare.

Al di là dei trucchetti politici, l’inflazione che fa salire il prezzo dei beni di prima necessità, le proteste dei lavoratori per i salari bassi, ricordano molto la fine del 2010.

Lo sdegno pubblico per le morti causate dalla brutalità della polizia è un’altra triste somiglianza con quegli ultimi mesi del 2010. Diversamente dal 2010, tuttavia, non c’è un movimento giovanile dinamico che guida un più ampio ed articolato movimento di protesta: gli ex leader o sono in prigione o in esilio.

Invece quello che l’Egitto ha nel 2015 é una crescente ribellione, violenta e sfaccettata, composta e sopportata da islamisti e altre figure alienate dalla limitata politica formale mostrata nel nuovo parlamento, che minaccia di trascinare il paese in acque inesplorate.

Gli amici ritrovati

L’Egitto e l’Arabia Saudita verosimilmente, sono i due stati più influenti del mondo arabo e continuano ad esprimere la loro determinazione per rafforzare un’alleanza che è cresciuta sotto il presidente egiziano Abdel – Fattah al Sisi. Nel tardo luglio di quest’anno, Al Sisi, il ministro della difesa saudita e il vice erede al trono Mohamed bin Salman hanno firmato un accordo chiamato Cairo Declarationun progetto strategico per accrescere la cooperazione bilaterale in diverse aree, specialmente nell’ambito della difesa e dell’economia.

E’ dal 2013 che l’Arabia Saudita e altri stati del Golfo Arabo hanno aiutato il regime di al Sisi con miliardi in aiuti economici. L’Egitto, in cambio, è stato un partner della guerra guidata della monarchia saudita, contro i ribelli Houthi in Yemen e proprio la scorsa settimana hanno inviato 800 truppe di terra in quel paese.
L’obiettivo centrale della dichiarazione del Cairo, di creare una forza militare araba congiunta, semplicemente reitera una decisione presa durante il summit della Lega Araba in Egitto lo scorso marzo. Bizzarra una parte della Dichiarazione in cui si chiama ad una maggiore cooperazione economica facendo finta che l’Arabia Saudita non sia già la maggiore fonte di investimento arabo: 10 miliardi di dollari nel 2014. L’unico elemento nuovo di questa dichiarazione è la promessa di demarcare le frontiere marittime tra l’Egitto e l’Arabia Saudita, questo permetterebbe ai due governi di risolvere una disputa di sovranità su le isole di Tiran e Sanafir nel Mar Rosso, amministrate dall’Egitto ma rivendicate dai sauditi. Cosa che però non ha mai veramente minacciato i legami bilaterali tra i paesi.
La cooperazione tra l’Egitto e l’Arabia Saudita potrebbe permettere agli Stati Uniti di diminuire i suoi sforzi e allontanarsi da interventi nel Medio Oriente costosi, di larga scala, pericolosi e lavorare in maniera più diretta attraverso i suoi alleati.
Diplomaticamente il dialogo strategico tra gli Stati Uniti e l’Egitto, che è stato congelato dal 2009 a causa della violazione sistematica dei diritti umani e dei disordini politici in Egitto, sono ripresi quest’estate. Washington ha l’opportunità di ingaggiare l’alleanza egiziana – saudita strategicamente per massimizzare il coordinamento di alto livello politico e diplomatico tra i tre governi.
Un più grande coinvolgimento americano servirà anche per controbilanciare alcune sensibilità geopolitiche che circondano una più grande integrazione economica nella regione del Mar Rosso. Ad esempio Washington potrebbe esplorare vie per sostenere la costruzione del progetto di rete elettrica saudita – egiziana che permetterebbe ai due paesi di generare e condividere 3000 megawatt addizionali di elettricità durante le ore di punta attraverso un cavo di 12 miglia sotto il golfo di Aqaba.
Vale la pena di chiedersi se Washington possa capitalizzare l’attuale amicizia tra il Cairo e Riyadh e allineare le aperture egiziane e saudite con interessi regionali americani di lungo termine, cosa che potrebbe non essere nelle mani di Obama, ma in quelle del suo successore.

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