Aprile 23

Attentati in Sri Lanka: 11 spunti di riflessione

Sri Lanka

Gli attentati di domenica (il giorno di Pasqua per i cristiani cattolici) sono passati nel silenzio della stampa italiana, fino a quando il Governo dello Sri Lanka non ha iniziato a parlare di “rete internazionale”. Lo stesso governo dello Sri Lanka afferma che gli attentati siano una rappresaglia al massacro nella moschea in Nuova Zelanda avvenuto il 15 marzo scorso.

Condivido con voi alcuni spunti di riflessione che ho scritto mentre si susseguivano le varie notizie:

  1. il massacro in Nuova Zelanda, a Christchurh è avvenuto il 15 marzo e per pianificare un attentato come quello in Sri Lanka è necessario molto più tempo, se non fosse altro per l’alto livello di sofisticazione di questo attentato;
  2. l’Agenzia nazionale di intelligence indiana ha iniziato ad avvertire il governo dello Sri Lanka su possibili attentati il 4 aprile, 19 giorni dopo il massacro a Christchurch. Un attacco come quello in Sri Lanka ha bisogno di molto più tempo per essere pianificato;
  3. il governo dello Sri Lanka è sotto pressione perchè ha ignorato gli avvertimenti, è conveniente (per loro) affermare che questo attentato era inevitabile – riferendosi a reti internazionali – sapendo di non aver fatto nulla o molto poco per prevenire gli attacchi o perlomeno per agire sugli avvertimenti dell’intelligence indiana;
  4. l’attacco manca di tanti degli elementi di stile di molte delle operazioni dell’IS (Stato islamico): dalla fonte al ritardo nella rivendicazione. 48 ore dopo è una circostanza del tutto nuova ed inusuale per questa organizzazione. L’IS non ha menzionato Christchurch nella rivendicazione;
  5. la dichiarazione diffusa dai canali ufficiali dell’IS elenca il commando degli attentatori, chi si trovava a quale chiesa o hotel, ma non menziona il massacro di Christchurch;
  6. un piano di questa natura che coinvolge almeno 7 attentatori suicida vuol dire che non si tratta di una piccola cellula. Pensate solo a tutte le persone che si sono dovute occupare della logistica, dell’esplosivo ad esempio;
  7. quando si ha il coinvolgimento di tutte queste persone, è necessario che si abbia una buona sicurezza operativa, vale a dire che si sia sicuri, molto sicuri, che nessuno faccia trapelare il piano;
  8. tre dei noms de guerre utilizzati nella dichiarazione IS corrispondono a nomi forniti da un sostenitore non ufficiale di IS su canali Telegram che alimentano la propaganda dell’organizzazione, corredati da foto dei presunti attentatori con una bandiera dell’IS (bandiera di fortuna) con sotto la data 21 aprile;
  9. la coordinazione e la letalità degli attacchi suggeriscono un acume non comune alla maggior parte delle organizzazioni estremiste, specialmente entità locali.
  10. La minoranza musulmana nello Sri Lanka è una comunità che è stata a lungo vittima di sistematiche discriminazioni e pregiudizi sia da parte della maggioranza cingalese che dalla più grande minoranza dei tamil. Rapporti di radicalizzazione da parte di influenze esterne si possono far risalire ad almeno due decadi fa.
  11. Recentemente e non con sorpresa, qualcosa come due dozzine di musulmani dello Sri Lanka hanno lasciato il Paese per combattere con lo Stato islamico. Inaspettatamente lo Stato islamico è comparso nelle Filippine due anni fa, quindi un’apparizione potenziale nello Sri Lanka in connessione con gli attacchi di domenica non può essere completamente ignorata.

Se gli attacchi in Sri Lanka saranno definitivamente collegati all’IS, messi assieme all’attentato fallito dell’IS, sempre domenica, in Arabia Saudita e quello riuscito a Kabul, unitamente al diffondersi dell’organizzazione in Congo, la concentrazione di questo tipo di sviluppi potrebbe indicare che l’IS si sta riprendendo dalle sconfitte che ha sofferto in Siria, Iraq e Libia negli ultimi anni e ritorna ad essere minaccioso come movimento transnazionale estremista – terrorista con la capacità di sincronizzare attentati in molteplici Paesi.

Marzo 22

Riflessione a caldo sugli attentati a Bruxelles

Bruxelles

Bruxelles colpita da esplosioni, la tattica terroristica c’è, in attesa di altre notizie e della rivendicazione, rifletto, a caldo sulla situazione.

ore 7;45 del 22 marzo 2016 l’aereoporto di Bruxelles viene sconvolto da due esplosioni, una mezzora più tardi giornali online, televisioni, social media ci rivelano che un’altra esplosione avviene nella metro di Maelbeek, che corrisponde al cuore delle istituzioni europee.

E da qui inizia un rincorrersi di notizie di tutti i generi, dai nomi sbagliati della metro, ai twitter: ” Rettifichiamo”. E ancora immancabile in Italia: solo in Italia: kamikaze! E’stato un kamikaze. Ricordiamo qui che è del tutto errato parlare di kamikaze, basta semplicemente dire: attacco suicida. Non è difficile!

E i social come Facebook si scatenano in un tripudio di bandiere cuore belga. La Farnesina si affretta a dire che finora non ci sono italiani morti, la solita orribile agenzia di stampa che ci fa sembrare il paese che se non sono morti italiani se ne frega. Scorrendo su twitter trovo una cosa che mi ha veramente stupito. Qualcuno Bruxellessi domanda perché i bombardamenti russi in Ucraina, che pure fanno vittime civili, non ricevono la stessa copertura mediatica degli attentati di Bruxelles di oggi.

Qualcun’altro si chiede perché i morti degli attentati in Turchia non hanno ricevuto la stessa attenzione dai media internazionali.

Bruxelles

Quello che sappiamo è che la tattica terroristica usata è ancora quella degli attacchi simultanei contemporanei su luoghi a grande frequentazione di civili. Non sappiamo null’altro per ora, solo una notizia su Telegram che farebbe capo allo stato islamico, ancora da confermare. Non c’è stata nessuna rivendicazione, le uniche dichiarazioni che abbiamo sentito sono quelle del premier belga.

Come in un copione oramai riprodotto a memoria iniziano le interviste e le opinioni di esperti da salotto, degli interventisti da poltrona, di coloro che sanno già tutto, che lo sapevano. Sì, quelli che lo sapevano che colpivano Bruxelles. E immancabili in Italia, puntuali come orologi svizzeri: è colpa dei migranti! Di quelli che in questo momento annegano nel Mediterraneo. Non si può pensare minimamente, come confermano le indagini sugli attentati di Parigi, che sono immigrati di seconda generazione, gente perfettamente integrata nei paesi europei. Perché non si dice? Presto detto: dimostrerebbe il fallimento dei processi d’integrazione finora adottati. Che il pericolo non era al di fuori delle frontiere europee, ma dentro. Che ci sono tante problematiche irrisolte all’interno del carrozzone dell’Unione Europea, come una struttura condivisa di informazioni di intelligence. Che ogni paese se la canta e se la suona da solo senza agire nel quadro delle istituzioni belghe. Ed indipendentemente da chi rivendicherà gli attentati hanno vinto nel dimostrare la debolezza delle istituzioni belghe nel coordinarsi insieme nel fornire la sicurezza.

E nessuno mai ci dirà che bombardare a tappeto la Siria non è servito a niente. Che uccidere con i droni un leader dello stato islamico non ha fermato niente, che le bombe senza strategia non servono proprio a niente!