Stati Uniti e Africa: la strana similitudine con la strategia della Cina

La nuova strategia degli Stati Uniti in Africa, svelata lo scorso dicembre, ha come scopo complessivo quello di contenere l’influenza economica della Cina nel Continente.

Secondo il consulente di sicurezza nazionale americano John Bolton, le “pratiche predatorie della Cina inibiscono la crescita economica in Africa, minacciano l’indipendenza finanziaria delle nazioni africane, bloccano le opportunità di investimento degli Stati Uniti, interferiscono con le operazioni militari degli Stati Uniti e pongono una minaccia significativa agli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

Fino al 1990, i politici americani hanno visto l’Africa attraverso le lenti delle rivalità della Guerra Fredda ed il Continente era generalmente assente dai calcoli strategici geopolitici. Agli inizi degli anni 1990, le priorità di Washington sono cambiate verso la good governance, democratizzazione e sviluppo di capacità locali per fornire servizi pubblici come sanità ed istruzione. Nel 1998, gli attacchi di Al Qaeda alle ambasciate americane in Tanzania e Kenya hanno aggiunto la sicurezza ed il contro-terrorismo all’equazione. Fino al Summit del 2014 che portò 50 capi di Stato africani a Washington per discutere di opportunità economiche, gli interessi americani nel promuovere gli affari, la crescita del commercio e del settore privato in Africa erano minimi.

La strategia degli Stati Uniti in Africa

La strategia degli Stati Uniti è costruita su tre pilastri:

1.l’accrescimento della prosperità americana e africana attraverso l’incremento dei legami economici degli Stati Uniti in Africa; l’aumento della sicurezza attraverso sforzi di contro-terrorismo;

2.la promozione sia degli interessi americani che dell’autonomia africana attraverso un utilizzo più selettivo degli aiuti esteri degli Stati Uniti;

3.il miglioramento del clima degli affari e l’espansione del settore privato e del ceto medio africano.

L’influenza cinese in Africa sta crescendo più rapidamente di quella americana, ma l’ossessione degli Stati Uniti per la Cina avrà come risultato solo quello di minare gli sforzi di controllo della Cina e compromettere lo sviluppo di un Continente africano prospero attraverso gli investimenti americani.

L’aver ammesso, palesemente, che l’Africa non è ancora una priorità della politica estera americana, renderà più difficile per le imprese americane incontrare la benevolenza dei mercati africani o vincere contratti governativi.

È opportuno evidenziare che l’incremento dei legami commerciali con i Paesi africani allo scopo di accrescere la prosperità, la sicurezza e la stabilità è esattamente ciò che la Cina già sta facendo in Africa da decadi.

Sostanzialmente la nuova strategia dell’amministrazione Trump consolida le riforme esistenti dell’aiuto estero degli Stati Uniti compiute in tutto lo scorso anno. Agli inizi del 2018, l’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti ha lanciato la “trasformazione” della sua struttura organizzativa per gestire al meglio l’apparato di aiuto estero del settore privato. USAID ha svelato la sua nuova politica di impegno nel settore privato che afferma: “il futuro dello sviluppo internazionale è guidato dalle imprese” ed incoraggia lo staff a sostenere approcci imprenditoriali allo sviluppo. Lo scorso ottobre gli Stati Uniti hanno revisionato i loro strumenti di investimento nel settore privato all’estero attraverso la creazione di una nuova International Development Finance Corporation. Essa raddoppierà il tetto dei crediti per gli investimenti nel settore privato a 60 miliardi di dollari, permetterà pratiche di credito più flessibili.

Ironicamente, gli Stati Uniti, perseguendo una relazione con l’Africa guidata più dai mercati, stanno abbracciando molti dei principi che sorreggono la strategia della Cina in Africa.

Pechino ha iniziato incoraggiando le sue imprese statali e le imprese del settore privato ad “andare fuori” e cercare nuovi mercati in Africa agli inizi degli anni 1990 e si è dotata di diverse grandi istituzioni finanziare di sviluppo per fornire il sostegno finanziario necessario alle imprese cinesi. Investimenti di imprese piccole, medie e grandi in Africa ha avuto come risultato il sorpasso degli Stati Uniti da parte della Cina come principale partner commerciale del Continente già nel 2009.

Non è mai stato un segreto che Pechino destini il suo aiuto, che per definizione include accordi di investimento e commercio, a seconda dei suoi interessi di politica estera.

In linea generale, la nuova strategia degli Stati Uniti in Africa riflette il tradizionale, lento, spostamento della comunità dei Donatori dall’aiuto verso l’investimento, spronato parzialmente dalla crescita in Africa di nuovi attori non-tradizionali guidati, ma non limitati, dalla Cina. Questi nuovi attori vedono i Paesi africani come partner economici e non come destinatari di aiuto e portano molte proprie differenti esperienze di sviluppo.
Se gli Stati Uniti vogliono competere con successo con la Cina in Africa, dovrebbero rendere disponibile molto più sostegno finanziario e diplomatico.
Il limite principale degli Stati Uniti è che Washington continua a considerare l’aiuto allo sviluppo della Cina all’interno dei suoi paradigmi di come l’aiuto estero dovrebbe essere.

Piuttosto che fissarsi sulla Cina, Washington, come del resto qualsiasi Stato che voglia investire in Africa, dovrebbe concentrarsi sui Paesi africani ascoltando non solo di cosa hanno bisogno, ma anche cosa vogliono loro. Oltre a più sviluppo finanziario, dovrebbe essere offerto più supporto per le imprese africane costante nel tempo. In questo modo è possibile rivaleggiare con la Cina per l’influenza economica, mentre si promuove una reale prosperità dei Paesi del Continente africano.

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barbarafaccenda

Esperto politica internazionale

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