Polonia continua a marciare verso l’autoritarismo. Le risposte UE? Inefficaci!

La Polonia continua la sua marcia verso l’autoritarismo e l’Unione Europea, tra l’incudine e il martello, risponde fievolmente. Perché?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo innanzitutto partire dagli ultimi accadimenti in Polonia, esattamente dal gennaio 2017.

Polonia: la situazione politica 

L’occupazione nell’intero mese di gennaio del Parlamento polacco da parte dell’opposizione è terminata, tuttavia le divisioni politiche, profonde, dietro l’ultima crisi polacca restano. Il sit-in nel Parlamento è iniziato a metà dicembre dello scorso anno, quando un parlamentare del principale partito di opposizione, “Piattaforma civica”, è stato espulso dalla Camera per aver utilizzato il dibattito sul budget per protestare contro i piani governativi di limitare l’accesso dei media al Parlamento, ignorando gli ordini del Presidente della Camera di lasciare l’aula.

La circostanza per cui l’opposizione sia ricorsa ad un’occupazione della legislatura è indicativo della sua debolezza politica, ma il governo populista di “Diritto e Giustizia” è emerso in tutta la sua oscurità.

L’occupazione del Parlamento si è conclusa quando il governo ha effettuato alcune concessioni  sull’accesso ai media al Parlamento.

Il timore è che la Polonia possa precipitare in un nazionalismo autoritario o anche peggio, minare l’UE in un momento cruciale.

Il governo polacco ha introdotto dei forti cambiamenti, incluso un controllo maggiore sui media statali e sul potere giudiziario.

La mossa più controversa del governo è stata la riforma della Corte Costituzionale, di cui vuole cambiarne la composizione e il funzionamento.

Accusato di voler demolire la democrazia e le regole di diritto, il governo polacco si difende insistendo che le riforme sono necessarie per indebolire la presa al potere di quella che in realtà, seppur lontana, resta un élite corrotta che ha perso il contatto con i bisogni dei cittadini polacchi e con i loro valori.

Malgrado la crisi parlamentare, il sostegno al governo si è rivelato particolarmente solido, sostenuto da una generosa spesa sociale e da manifestazioni del governo contro le “vecchie élite liberali”.

Nei piani del governo ci sono anche le riforme militari per rimuovere ufficiali di grado elevato, che, sempre a dire del partito “Diritto e Giustizia”, ingiustamente godono di benefici derivanti dal governo precedente. Inoltre il governo polacco intravede un potenziale cambiamento nella legge elettorale.

Più che un grande rischio per la democrazia o la libertà in Polonia, si sta assistendo ad uno spostamento nella ideologia al potere verso il conservatorismo.

La presa al potere di Jarosław Kaczyński, il Presidente e fondatore del partito al potere, sembra per altri versi essersi ammorbidita nella sua politica sui media in parlamento, sul quasi completo divieto dell’aborto e sulla riforma dei media statali.

Il presidente della Repubblica polacca, Andrzej Duda, esponente del partito “Diritto e Giustizia”, non ha firmato una legge controversa che potrebbe limitare la libertà d’assemblea. La legge aveva come obiettivo di fornire una base giuridica per rendere prioritarie le manifestazioni ritenute dalle autorità di importanza nazionale, come anniversari storici, rispetto ad altri tipi di manifestazioni o assemblee.
Criticata aspramente dalla Corte Suprema e da gruppi della società civile, il Presidente Duda ha dichiarato che la legge in questione è stata inviata alla Corte costituzionale per essere esaminata.

La risposta dell’UE alla marcia autoritaria della Polonia

Il ministro degli esteri polacco, Witold Jan Waszczykowski, all’inizio di questa settimana, ha risposto all’Unione Europea riguardo le raccomandazioni della Commissione Europea sullo stato di diritto nel paese.

I timori della Commissione Europea convogliano attorno alle decisioni del partito al potere, “Diritto e Giustizia”, che indeboliscono la capacità della Corte Costituzionale di agire come organo di controllo sul potere esecutivo.
Il vice Presidente dell’UE Frans Timmermas già l’anno scorso temeva un “rischio sistemico” rispetto al sistema di legge polacco. Nel dicembre 2016 aveva inviato delle raccomandazioni non vincolanti alla Polonia, in relazione al sistema giuridico nazionale polacco, accordando al paese due mesi di tempo  per inviare una replica. Scaduto il termine, il ministro degli esteri polacco dichiara di aver inviato alla Commissione Europea tutte le spiegazioni, peraltro di natura sostanziale, riguardo alle regole giuridiche relative alla Corte Costituzionale, in ottemperanza agli standard europei.

Tuttavia Waszczykowski si spinge molto più in avanti accusando Timmermans di voler marginalizzare la Polonia e di violare la sovranità nazionale polacca.

La Merkel rifiuta un confronto diretto con Kaczynski e le minacce di sanzioni da parte della Commissione Europea devono necessariamente sotterrare l’ascia di guerra o il rischio di un’intensificazione della tensione tra Polonia e UE aumenterà.

L’aspettativa generale, tuttavia, è che ogni mossa verso sanzioni europee sarebbe bloccata dall’Ungheria, un alleato tradizionale della Polonia. Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, euroscettico che ha iniziato un corso autoritario nel suo paese, ha fatto fronte comune con Kaczynski.

La Gran Bretagna potrebbe essere tentata dal bloccare le sanzioni come parte della politica di costruzione di rapporti con il gruppo di Visegrad: Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, visti anche i legami del partito conservatore con quello “Diritto e Giustizia” a livello europeo.

Dato il valore geopolitico della Polonia in un momento storico di  accresciuto rischio globale, Berlino si rende conto che il partito “Diritto e Giustizia” è li per restare e nell’odierno dibattito sul futuro dell’Europa, la Merkel e Kaczynski hanno molto più in comune che la Merkel e Orban.

 

Il rapporto tra la Merkel e Kaczynski  potrebbe vedere la Germania in una posizione più “comprensiva” nei riguardi della Polonia, attenuando le diffidenze internazionali riguardo al partito “Diritto e Giustizia”, al momento giusto: vale a dire quando i suoi oppositori nel paese iniziano ad avvertire segni di debolezza del partito.

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barbarafaccenda

Esperto politica internazionale

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