Decidere come definire l’ISIS

Stabilire come definire l’ISIS è di cruciale importanza per decidere come combatterlo.

Le discussioni sull’ISIS si sono concentrate su quello che non si sa: le oscure connessioni in occidente, la propaganda che, a parte l’ Al – Hayat media centre, si diffonde sui social network non si sa bene da dove. Tuttavia decidere come considerare l’ISIS è cruciale per poter poi definire una strategia efficace per combatterlo. Obama parla di una strategia che si può definire containment plus: contenere il gruppo in Siria ed in Iraq e accelerare la caduta con attacchi aerei costanti e il supporto degli alleati regionali. I critici, invece, propongono una serie di opzioni: a partire dal permettere alle forze locali di sconfiggere il gruppo, a rendere le regole d’ingaggio più “morbide”. Dispiegare una forza di terra per combattere che dovrebbe consistere in circa 50 mila uomini, di cui 20 mila sarebbero soltanto americani.

Qual’è la strategia giusta?

La risposta dipende in parte da che tipo di nemico noi pensiamo sia l’ISIS. E’ un gruppo terroristico transnazionale con enormi risorse finanziarie che controlla porzioni sostanziali di territorio, che pianifica attacchi, coordina e addestra operativi e gestisce una complessa rete finanziaria? Oppure è uno stato che sponsorizza attacchi di natura terroristica?

Se lo consideriamo come un’organizzazione terroristica transnazionale allora il “contenimento” è una strategia difficile, perché anche se contenuto, potrebbe continuare a sostenere attacchi in altre parti del mondo. Tuttavia, se lo vediamo come un proto – stato, allora la prospettiva cambia decisamente: un proto – stato che combatte su tre fronti: Iraq ad Est, curdi a Nord e Siria e altri altri gruppi di ribelli ad Ovest.

ISIS = proto stato

Il paradosso creato dallo “stato islamico” è che al suo interno si comporta come un proto – stato. Quello che potremmo definire “pro- stato” capitalizza le privazioni dei sunniti in Siria ed Iraq e cresce nel caos causato dalla guerra civile in Siria.
Il progetto politico di cambiamento sociale messo in atto dall’ ISIS, ha permesso di sostenere il proprio modello di governance e di espanderlo capitalizzando le privazioni dei sunniti in Iraq e Siria. Ha combinato l’amministrazione municipale (polizia, educazione, servizi) con la gestione delle infrastrutture e l’assistenza umanitaria.

Centrale per la governance dello “stato islamico” è l’implementazione di una stretta forma della legge della shari’a. Ciò include l’imposizione di pene fisse per una serie di crimini; imposizione della partecipazione alle 5 preghiere quotidiane; divieto di droghe, alcool e tabacco; controllo dell’abbigliamento e di come ci si presenta; divieto del gioco d’azzardo. Imposizione di una forma di “protezione” sui monoteisti non islamici, che è apparsa a Raqqa dalla fine del febbraio 2014 e Mosul dal 7 luglio 2014. Pagando la tassa fissa, attenendosi a delle rigide regole, inclusa la non costruzione di altre infrastrutture lavorative, rimozione di tutti i segni visibili di fede, non utilizzare armi, non vendere né consumare alcool o carne di maiale. Se non si sottostava a questo “patto di protezione” si doveva abbandonare la città in 48 ore. Nei riguardi delle religioni non monoteiste, lo “stato islamico” si è rivelato completamente irremovibile. Nell’ottobre del 2014 l’ISIS ha ammesso di aver etichettato gli Yazidi come politeisti e dunque satanisti che potevano quindi essere ridotti in schiavitù e le cui donne potevano diventare le concubine dei combattenti dello “stato islamico”.
Immediatamente dopo la cattura di un territorio, l’ISIS cerca di stabilire l’ordine e la legge. Forze di polizia maschili e femminili, vengono formate rapidamente e dispiegate per i controlli. La rapidità di una tale mobilitazione viene spesso facilitata da salari generosi. Si stabiliscono corti “della shari’a”.
Un altro elemento chiave della governance politico – religiosa dell’ISIS è l’educazione religiosa e il proselitismo.
Significative risorse sono destinate alla fornitura di servizi sociali. Dopo aver preso il controllo, nella municipalità conquistata, di industrie, servizi e strutture municipali, assicura quello che l’ISIS percepisce come una più egalitaria ed efficiente distribuzione dei servizi. Esercita autorità di controllo su elettricità, acqua, gas industrie locali e persino panetterie (a Deir Ezzor ha abbassato i prezzi del pane nel giugno del 2014). Bus gratis, sanità gratis, vaccinazioni gratis per i bambini, pasti per i poveri, scuole, mutui per progetti di costruzione e persino l’ufficio per la protezione del consumatore.
Come proto – stato è estremamente debole, geograficamente vulnerabile, con risorse non sostenibili a lungo termine e con gravi problemi sul supporto della popolazione.

Decidere di confrontarci con l’ISIS – proto stato –

Ci sono tre punti fondamentali da prendere in considerazione se si decide di confrontarsi con l’ISIS come proto – stato.

  1. Finanziamento
    Sentiamo parlare molto del flusso di denaro dell’ISIS, che è ingente per un gruppo terroristico transnazionale, ma minuscolo per uno Stato. Nei primi anni di esistenza dell’ISIS, i suoi ricavi per la vendita di petrolio erano un grande problema per tutti, recenti stime estrapolate da una provincia ci dicono che i ricavi sono di circa 500 milioni di dollari all’anno solo per il petrolio. Tuttavia l’estrazione del petrolio e del gas non sono una risorsa finanziaria sostenibile. La produzione di petrolio sta crollando perché il gruppo manca di ingegneri e a causa del bombardamento alle infrastrutture petrolifere. Inoltre, il petrolio che l’ISIL può vendere deve avere un prezzo estremamente scontato rispetto ai prezzi di mercato mondiali, a causa delle sanzioni (risoluzione Consiglio di sicurezza n.2199 – 2015: oil trade) e delle limitazioni fisiche per trasportare il prodotto al mercato mondiale.
    Una risorsa alternativa di finanziamento, oggetto di molta attenzione è stata il saccheggio delle antichità. Nel lungo termine il sostegno finanziario che ne deriva sarebbe limitato; nel breve termine, il gruppo ha riempito il mercato di oggetti antichi per aumentare il denaro contante, ma i prezzi cadranno a meno che la domanda per questo tipo di beni  sia molto elastica, circostanza che sembra improbabile.
    Dunque l’ISIS resta con quella che si è rivelata la sua principale fonte di guadagno: le tasse alla popolazione sotto il suo controllo e l’estorsione. Ma anche questo tipo di finanziamento è insostenibile visto che molti residenti scappano, portandosi via i loro capitali (sia capitale umano che fisico), l’inflazione erode il valore delle tasse e le persone esposte ad eccessiva tassazione smettono di investire in attività produttive.
  2. Popolazione
    Ci sono due fonti scientificamente valide le cui stime combinano i dati di censimento che le immagini del satellite per stimare i numeri di popolazione nel mondo. Dunque mappe e stime insieme ci suggeriscono che le aree che l’ISIS tassa avevano una popolazione pre – guerra tra i 2.8 milioni e i 5.3 milioni di persone. Tuttavia il gruppo ha sofferto di massicce partenze dai suoi territori, talmente tante che la sua propaganda ha attaccato coloro che lasciavano i suoi territori.

Inoltre, i diritti (umani soprattutto) non sono protetti, le regole cambiano costantemente. Ci sono molti rapporti che rivelano che il gruppo forza le persone a restare e ci sono significative tensioni tra i combattenti locali e i combattenti stranieri che ricevono un trattamento diverso, preferenziale.

Il gruppo, chiaramente chiama persone che si uniscano alla sua causa. Queste persone sono più una moltitudine di combattenti con poco addestramento, piuttosto che ingegneri, amministratori o imprenditori di cui un’economia avrebbe bisogno.

La competenza del pro – stato come regime

L’ISIS sarebbe condannato come stato. La storia moderna ci mostra che imprevedibili regimi autocratici soffrono sempre di economie terribili e di scarsa crescita. Ogni stato che nello scorso secolo ha avuto una governance basata sull’estorsione (alte e imprevedibili tasse amministrate da una leadership autocratica che redistribuisce i guadagni a coloro che fanno parte dell’elite del regime) ha visto  la sua economia, nel corso del tempo, sgretolarsi.

Le istituzioni di governo dell’ISIS sono pessime viste da una prospettiva di attività economica: pochi diritti di proprietà, tassazione imprevedibile, nessun investimento in capitale umano, nessun mercato di credito o assicurazioni. A meno che la leadership dell’ISIS non abbia pianificato una maniera radicale per gestire la produzione che nessun altro paese ha ideato, la loro economia produrrà molto poco.

E’ impossibile predire in quanto tempo l’economia del proto – stato crollerà. Tuttavia il suo crollo nel tempo è certo.

Il problema ha afflitto stati molto più legittimi dell’ISIS. Lo Zimbabwe: ricco, prima che le sue istituzioni di governo lo condannarono alla stagnazione e poi al declino. Stati come lo Zimbabwe non svaniscono, in parte perché sono parte del sistema globale che valuta la loro stabilità ed in ultima analisi li tengono in vita. L’ISIS non ha ancora questa salvezza.

Il beneficio ideologico di farlo crollare da solo.

Se permettiamo all’ISIS di fallire da solo, sarebbe chiaro che il fallimento sarebbe dell’ISIS come idea, come progetto politico. Non sarebbe lo stesso se fosse sconfitto dalla potenza militare occidentale. Viste i suoi punti deboli strutturali e il suo valore simbolico nella guerra delle idee, la miglior strategia potrebbe essere quella basata sul contenimento, facendo sì che proprio l’ideologia che motiva il gruppo lo distrugga dall’interno.

Riempire i vuoti di potere in Iraq e in Siria.

L’ISIS si è inserito come un serpente in Iraq, facendo leva sul malcontento dei sunniti, in Siria nel vuoto di potere causato dalla guerra civile. Promuovendo le già accordate misure degli accordi di Ginevra che fanno peraltro parte dell’annesso I alla risoluzione 2118 del Consiglio di Sicurezza reiterate nell’ultima risoluzione 2249 del 21 novembre 2015, quindi compiendo i passi necessari verso la transizione politica in Siria è molto più effettivo ed efficace che mandare 50 mila uomini e donne a distruggere il già distrutto.

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barbarafaccenda

Esperto politica internazionale

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