Afghanistan: sperimentare non è trasformare

L’Afghanistan è stato il luogo della sperimentazione degli approcci moderni di gestione della crisi: approccio globale, approccio integrato, civile-militare PRT, State-building. Lì come in Sahel.

Il bisogno è quello di una revisione strategica profonda.

La più grande minaccia alla stabilità dell’Afghanistan è stata l’inefficacia di molti di coloro che sono stati in posizione di potere nel governo afgano. Tali figure includono anche il nuovo capo della difesa di Kabul, Khan, che malgrado la sua reputazione come ufficiale militare capace è ben noto tra gli afgani per avere un ruolo centrale nella storia senza fine delle divisioni etniche all’interno delle forze di sicurezza e di difesa nazionale afgane.

Khan ha iniziato la sua carriera come un ufficiale, cresciuto molto velocemente attraverso i ranghi delle forze anti-sovietiche durante la prima guerra civile nel Paese negli anni 1990. Più tardi è diventato un confidente di Ahmad Shah Massoud, ed ha aiutato il leggendario “leone di Panjshir” a costruire l’Alleanza del Nord anti-talebana in un muro di resistenza nelle montagne del nord Panjshir. Come membro centrale del Consiglio di Supervisione militare (Shura-e Nazar) dell’Alleanza del nord, Khan era servito come principale collegamento militare per Kabul e  le province attigue di Parwan e Kapisa durante il combattimento per riprendere il Paese dai Talebani. Anni più tardi, quando l’uomo militare forte e Ministro della Difesa Mohammed Fahim, muore nel 2014, Khan diventa, de facto, il capo di una delle più importanti fazioni nell’esercito afgano – i resti dell’ambiguo Shura-e Nazar ed eredita il supporto di leader influenti dell’Alleanza del nord come Younus Qanooni, un ex Speaker della Camera Bassa del Parlamento afgano (Wolesi Jirga).

Infatti, furono i forti legami di Khan con l’Alleanza del Nord che lo hanno posizionato spesso in contrasto con il Ministro della Difesa afgano della prima era post-talebana, Abdul Rahim Wardak. Un uomo di etnia pashtun addestrato negli Stati Uniti, Wardak spesso favoriva i suoi pashtun per posizioni di comando, e la sua antipatia verso Khan era molto spesso fonte di frizione tra gli ufficiali. Per anni Khan e Wardak si sono scontrati su tutto, dalle nomine dello staff al materiale militare. Si sosteneva che le reti di fedeli di Khan ed il livello brigata e battaglione avessero potere assoluto sulle operazioni dell’esercito afgano.

Poi c’è il vice presidente Amrullah Saleh. Se c’è una persona che sicuramente ha fortemente sostenuto la nomina di Khan come Ministro della Difesa, questo è Saleh, ex traduttore inglese di Massoud e, per molti anni durante e dopo la morte di Massoud, capo della fazione dell’Alleanza del Nord in collegamento con la CIA. Saleh – che ad un certo punto in poi è stato a capo del Direttorato Nazionale della Sicurezza afgano, non ha mai nascosto la sua veemente antipatia per una riconciliazione con i talebani. Saleh detiene ancora una significativa influenza su fazioni chiave dei servizi di sicurezza afgani, e la sua mente, acutamente strategica, gli ha fatto guadagnare una considerevole quantità di rispetto e lealtà.

Diversi, recenti, improvvisi cambiamenti compiuti dal presidente afgano nei posti chiave della sicurezza segnalavano che la presa al potere di Ghani si stava indebolendo, mentre metteva in luce l’inefficacia delle figure influenti e di potere nell’era post-talebana.

La Cina

Il 28 luglio 2021, il Consigliere di Stato cinese e Ministro degli esteri Wang Yi hanno tenuto un incontro di alto profilo con una delegazione di nove talebani afgani, incluso il co-fondatore e vice leader Mullah Abdul Ghani Baradar. Wang ha utilizzzato l’incontro per riconoscere pubblicamente i talebani come legittima forza politica in Afghanistan, un passaggio che ha un significato straordinario per il futuro sviluppo del Paese.

Un esame accurato dei dettagli dell’incontro e lo storico degli impegni del governo cinese con i talebani rivela che la strada futura delle relazioni è lontana dall’essere certa. Non solo è indeterminata la fine del conflitto armato in Afghanistan, ma vi sono anche le questioni su quanto moderati attenzione! moderati nel loro essere estremisti- saranno i Talebani, che ha un enorme impatto sulla percezione dei funzionari cinesi dell’organizzazione. La Cina ha già visto disintegrare i propri precedenti investimenti in Afghanistan e, nel futuro, presterà molta attenzione ai passi da intraprendere.

Il percorso cinese in Afghanistan

  • 1993: 4 anni dopo dal ritiro delle ultime truppe dell’Unione Sovietica dall’Afghanistan e un anno dopo il collasso del regime comunista afgano, la Cina evacua la sua ambasciata.
  • Dopo che i Talebani prendono il controllo nel 1996, il governo cinese non ha mai stabilito una relazione ufficiale con quel regime. La natura fondamentalista dei Talebani, la loro associazione con e il nascondere al Qaeda, la loro discutibile relazione con i militanti Uighur, ha condotto i funzionari cinesi a vederli in modo negativo.

I funzionari cinesi hanno sviluppato una relazione con i Talebani in risposta al deterioramento della situazione di sicurezza in Afghanistan e ai cambiamenti degli equilibri di potere sul terreno.

  • 2015: la Cina ospita i colloqui segreti tra i rappresentanti dei Talebani e il governo afgano a Urumqi, la capitale della regione autonoma Xinjiang Uighur. Nel luglio del 2016 una delegazione dei talebani – guidata dal Sher Mohammed Abbas Stanekzai, l’allora rappresentante senior del gruppo in Qatar – visita Pechino.
  • Gli sforzi dell’ impegno cinese si sono intensificati nel 2019. Quando le negoziazioni tra i Talebani e gli Stati Uniti a Doha vacillavano nel settembre del 2019, la Cina ha cercato di riempire il vuoto invitando Baradar a partecipare alla due giorni di conferenza intra-afgana a Pechino. Era stata originariamente prevista essere il 29 e 30 ottobre di quell’anno. Fu postposta almeno due volte,  prima che la Cina e alla fine il mondo precipitassero nella crisi Covid-19. L’incontro non ha mai avuto luogo.
  • Nel giugno dello scorso anno, Baradar, diventato il capo dell’ufficio politico dei Talebani in Qatar – considerato come una figura moderata da parte dei funzionari cinesi – visita la Cina per incontri ufficiali sul processo di pace afgano e su questioni di contro-terrorismo.

La diplomazia dell’equilbrio cinese

Dedicando molta attenzione alla recente visita dei Talebani a Pechino, si è badato molto a ciò che è successo prima. Dodici giorni prima, il Segretario Generale Xi Jinping ebbe una conversazione telefonica con il Presidente afgano Ashraf Ghani. Xi enfatizzava il fermo sostegno della Cina al governo afgano per mantenere la sovranità della nazione, l’indipendenza e l’integrità territoriale.

La relazione tra Cina e Afghanistan è nata per necessità piuttosto che per preferenza.

Quandanche il fulcro centrale dei Talebani adottasse uno politica neutrale, o finanche amichevole verso la Cina, non è possibile presumere quanto questa posizione possa essere reale in ogni fazione all’interno del gruppo, ed è proprio questa una delle questioni più importanti da considerare.

Vi è stata una consistente disconnessione tra la retorica cinese che riguarda il potenziale economico dell’Afghanistan e l’attuale portata dei progetti commerciali cinesi nel Paese.

Nel 2019, l’ambasciatore cinese in Afghanistan ha sottolineato l’importante ruolo che l’Afghanistan può giocare nella Belt and Road Initiative così come nell’integrazione economica regionale Cina-Pakistan-Afghanistan. Nondimeno, il quadro roseo non è sostenuto dai dati attuali. Per i primi sei mesi del 2021, il totale dell’investimento cinese estero diretto in Afghanistan era solo di $2.4 milioni ed il valore dei nuovi contratti di servizi firmati semplicmente di 130.000 dollari. Ciò suggerisce che il numero di imprese cinesi e lavoratori in Afghanistan sta significativamente diminuendo. Per l’intero 2020, il totale dell’investimento estero diretto cinese in Afghanistan era di $4.4 milioni, meno del 3% di questo tipo di investimento in Pakistan, che era di $110 milioni per lo stesso anno.

La Cina ha visto bruciare letteralmente i suoi investimenti in Afghanistan. I suoi più importanti progetti:

Amu Darya: petrolio. Compagnia petrolifera di Stato cinese, la più grande, China National Petroleum Corporation.

Aynak: miniera di rame. Metallurgical Group Corporation anch’essa di proprietà dello Stato cinese e Jiangxi Copper Company Limited .

Entrambi hanno avuto un destino infausto. Le sfide hanno compreso scavi archeologici che hanno fermato il progresso della miniera di rame, minacce di sicurezza, la ri-negoziazione dei termini, così come le sfide di ricollocamento dei residenti locali. Tra queste, l’instabilità politica e le minacce alla sicurezza sono state le principali preoccupazioni. Fino a quando l’ambiente di sicurezza resterà instabile, la Cina è improbabile che avvii progetti economici imponenti in Afghanistan. La presenza delle truppe americane lì non era un fattore che ostacolava le attività economiche cinesi.

La Cina ha la capacità di giocare un ruolo più grande da un punto di vista economico nel Paese, ma la volontà di farlo emergerà solo quando vi saranno dei segnali di stabilità sostenibile. La Cina ha intrecciato una serie di legami bilaterali, trilaterali (Cina, Pakistan, Afghanistan) ed impegni multilaterali per incoraggiare tale stabilità. Se la stabilità non emerge nel prossimo futuro, la Cina molto probabilmente eviterà un profondo coinvolgimento economico.

La corruzione delle elites afgane e la loro assoluta disconnessione dalle vite delle persone ordinare in Afghanistan è stato il punto debole – irrilevante per la comunità internazionale – che ha lasciato spazio ai Talebani.

Quasi ovunque nel mondo il cosidetto Occidente ha sostenuto regimi soprattutto per proteggere se stesso da pericoli – percepiti – di ogni tipo o genere. Questo è il caso in molte parti dell’Africa, in posti come Mali, Mozambico dove elite incassano felicemente gli assegni dei governi occidentali per combattere l’estremismo violento islamico o prevenire l’emigrazione verso l’Occidente.

L’azzardo morale si accumula quando il lavoro di coloro che sono al governo diventa sempre più quello di mantenere il loro privilegio, grado e opportunità attraverso la corruzione. L’uomo e la donna ordinari che sono in prima linea per combattare la minaccia dichiarata dell’Islam radicale guardano a queste persone e si chiedono: perchè devo morire per questa massa di ladri?

Quali interrogativi porsi

La prima, e più immediata domanda da porsi è come gli odierni Talebani siano in confronto a coloro che hanno governato l’Afghanistan dal 1996 al 2001. Il leader del gruppo insiste che sono cambiati, ma l’esperienza suggerisce che potrebbe essere più uno schema, un piano per mantenere “la pace” fino a quando non consolidano il potere.

Il gruppo sta affrontando una resistenza poco visibile finora, ma l’opposizione ai Talebani è significativa in Afghanistan. Il Paese scivolerà nella guerra civile? Se così fosse, attirerà forze dall’esterno? L’Afghanistan rischia di diventare un failed State, con una nuova serie di ripercussioni globali e regionali?

Quello che accade in Afghanistan, come ha imparato il mondo due decadi fa, non resta in Afghanistan. Un risultato immediato del ritorno dei Talebani è il disperato sforzo di moltissimi afgani di lasciare il paese. In aggiunta alla tragedia umana, quello che emerge è una questione geopolitica. Quale impatto i grandi flussi di rifugiati avranno sulla politica dei vicini immediati dell’Afghanistan e più in là fino in Europa? Il caso della Siria ci ha mostrato come i rifugiati sono diventati pedine delle politiche locali, fondamentalmente un dono ai demagoghi nazionalisti.

Un’altra domanda chiave riguarda la vera ragione che ha portato la NATO in Afghanistan nel 2001: estremismo violento (terrorismo). I Talebani permetteranno che il loro paese diventi ancora una volta un paradiso per tali gruppi? I Talebani hanno già liberato migliaia di prigionieri incluso membri di Al Qaeda: la loro ideologia si mescola perfettamente con quella di altri gruppi estremisti islamici e dal momento che devono affrontare un’inserruzione interna, li renderà molto più che disponibili ad accogliere estremisti dall’esterno con la stessa ideologia.

Poi vi è la questione di come la salita al potere dei Talebani influenzerà la Regione.

In aggiunta ai flussi migratori, la Regione ora deve affrontare un vicino imprevedibile. Già la Cina e la Russia, per non menzionare il Pakistan, sponsorizzano da tempo i Talebani ed hanno forgiato i legami con i Talebani. La Cina si preoccuperà dei Talebani che ospitano i militanti Uyghur, come hanno fatto in passato, fomentando il malcontento nello Xinjiang. Similmente Mosca si preoccuperà dei legarmi tra gli afgani radicali e gli estremisti islamici in Russia.

I governi in Iran, Turchia e nel resto della Regione, quella dei Talebani resta una una prospettiva spinosa in un Paese instabile. Gli sciiti in Iran, in particolare, dovranno intraprendere i propri passi molto attentamente nel discutere con il gruppo radicale sunnita.

Per adesso ci sono molte più domande che risposte. L’unica certezza è che gli eventi di questi giorni influenzeranno e trasformeranno milioni di vite e si ripercuoterà per anni a venire.

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